Poesie di scelte da Paolo Padoan

 

 

 

  • Ho preso per Combai e venivo  da te E' una poesia strana, breve, per le mie abitudini; la storia di un ritorno per delle colline tornite e terrazzate; i vigneti le orlano, le merlettano di verde- giallo; il passaggio per un vecchio paese in pietra e attraverso le improvvise evocazioni di inesprimibili storie, nascoste tra le fughe delle pietre.

 

  • Grazie Jorge   La poesia si riferisce ad un inverno incipiente, in cui l'atmosfera evocava dimensioni lontanissime, ripescate dalla memoria o da un sogno ad occhi aperti, durante una breve passeggiata tra le case di un piccolo paese.

  • Grazie Jorge (critica di Benito Ciarlo)

  • I ciliegi E'  da una vita che non resisto al fascino primaverile dei ciliegi in fiore. Mi rapiscono il bagliore pulito nel verde, la brevità della loro presenza e il vento che li spoglia del velo nuziale, sempre troppo presto.

  • Seta   Ci sono "persone - presenza"  che non hanno bisogno neppure di parlare per esserci, per comunicare. La donna alla quale è stata dedicata la poesia ha silenzi addensati da sguardi umidi e riflessivi...per ritrovare il filo del discorso basta guardarla attentamente negli occhi: il capo sporge dalla matassa e ti viene porto con dolcezza e golosità della continuazione...

  • Siamo liberi, amore  La donna in questione è una creatura "silvana" che ricorda odori di muschio di boschi primordiali, sguardi silenziosi che hanno musiche ampissime nel sottofondo. Rileggere la poesia e rivederla è un tutt'uno.

  • La coperta dei re. E' la descrizione di quanto possa mancare la donna amata, della sua insostituibilità. La sua assenza diventa così spessa da sembrare una presenza fisica, insopportabile. Non c'è verso di sfuggire al pensiero che ci rincorre quando il cuore è l'orologio delle nostre ore.

  • Sabato. Una poesia della solitudine. Dopo una tormentata vicenda che amore non può dirsi, un isolamento dal mondo durato anni. Il lumicino di vita che pochi hanno tenuto acceso mi muove la riconoscenza che ho loro confidato e che, in gran parte, è finita in questa poesia, dedicata ad un altro sabato e ad un'altra domenica, casse di risonanza dei miei rumorosi pensieri.

  • Tu sai. La vita è fatta d'incontri e di persone. E' una affermazione banale, lo so, allora la estremizzo: la vita è l'arte dell'incontro  e spesso è il prodotto di questi incontri. Alcune persone si dimenticano, altre proprio non si ricordano, altre si benedice qualcuno o qualcosa di averle incontrate. La donna della poesia sa essere ombra attenta, custode di segreti, aspettare, insegnare l'arte delle cose eterne, incorruttibili come i sentimenti che trascendono le stesse persone che li provano, fino a diventare lei stessa un sentimento, durevole, come il tempo. "Tu sai" è un grazie al suo cuore, alla sua mente e al suo corpo.

  • Elegia. E' una poesia incentrata sulla tranquillità, invocata da un'amica. La cosa evidentemente mi è rimasta in testa perché anch'io non scherzo su questo piano. 

  • Risposta di Giuseppe Butera su "Elegia".Finito di scrivere "Elegia" l'ho dimenticata nel "cassetto". Rispolverandola non l'ho assolutamente limata e curioso di sapere cosa ne pensasse il mondo ho pensato a Giuseppe Butera, medico italiano che risiede da anni in Brasile, per me narratore potente e coinvolgente. Mi ha risposto con poche parole che mi hanno stordito.

 

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