Poesie del disamore


 


 

le mani

La mia mano
povera della tua mano
la tua come la mia.

Due mani si pensano.
Pensano al calore
dell'altra
sperano la sua dolcezza
temono la sua forza.

Sono mani povere
che desiderano riposo
e carezze di farfalla
perché sono ferite
guariscono la delusione
d'essere mani calde e sole.

Saranno mani distese
non ghermiranno la presa,
incerte si sfioreranno
e non sapranno toccarsi
perché loro non ripetono,
cercano il contatto
e imparano il nuovo,
col pudore di chi inizia
o di chi più non ricorda.
 
 
 

 

 

 

 





la sera

 
  Viaggia 
nella vecchia terra di ieri
lo spento fumo d'argento.
Neppure il povero
che si trascinava
m'avvolge d'azzurrino
vapore
come quei tetti bruni di luna
di muschio e di stelle.
Son notti d'ogni paese
che non stanno nel palmo
della memoria,
son le virgole del poeta
che spuntano come piantine.
Nei liquidi pensieri
e nei silenzi lontani
ormai abito,
ma vedo e vivo
dietro il vetro come il pesce rosso.
Saprò aspettare
ancora
i tuoi cuscini di nuvole
e i brividi di vento
del tuo cuore.
Poi andrò
perché tu non verrai
e i prati delle mie stanze
si coloreranno di turchese.